San Giorgio alla battaglia di Vallè
San Giorgio alla battaglia di Vallè (Tratto dal libro: SUSSURRI NEL VENTO di Luciana Rigoni)
La luce del candelabro appoggiato sul pesante tavolo di rovere, illuminava con ombre sfumate, la bella barba
Aveva più volte cercato di prendere tempo, di discutere, di trovare un espediente o un sistema diverso, ma ogni volta incontrava la determinazione di Enrico a passare a vie di fatto. Si rendeva conto, Sigibaldo, che ormai ogni tentativo era fallito.
Tirò energicamente il cordone della campanella e chiamo a se Matteo da Biandrate e Carlo da Vogogna, due suoi uomini fidati e, mentre al primo consegnò un breve e secco messaggio per Enrico, ordinò al secondo di recarsi il più velocemente possibile in Val Divedro con il compito di radunare degli uomini bene armati e farli trasferire all'Alpe Vallé, pronti per un eventuale scontro con i Vallesani.
Congedati i due emissari, s'appoggiò stancamente allo schienale dello scranno e sospirando, abbassò il mento sul petto: ormai la guerra era inevitabile e il suo cuore di pastore, ne soffriva profondamente.
Era maggio inoltrato quando in Val Divedro i preparativi per il prossimo scontro armato con i Vallesani, furono ultimati.
Il comandante in capo era un giovane trasquerese. Alto, dal corpo ben fatto e aitante, dai capelli scuri e ondulati che incorniciavano un bel viso intelligente con occhi blu come il cielo che sovrasta il Pizzo Valgrande; dimostrava più dei suoi ventiquattro anni, proprio per quel cipiglio fiero e determinato che lo caratterizzava: era Guglielmo di Chiezzo.
Prete Gioanni, avvolto nel suo misero saio, pregava silenziosamente per tutti quegli uomini che ora tentavano di dormire nella loro prima notte da guerrieri.
I più giovani presero subito sonno. I più anziani erano nervosi; sentivano quasi palpabile, il pericolo incombente; rincorrevano pensieri che, come in un caleidoscopio, portavano alla loro mente, ora la loro famiglia, ora la vita passata, ora la battaglia che si sarebbe combattuta fra sogni di gloria e terrore di morte.
La notte era scesa, buia e senza stelle. A poco a poco la tensione cedette alla stanchezza e gli uomini si addormentarono.
Solo le sentinelle vegliavano per loro, rabbrividendo per il freddo, la spossatezza e l'apprensione. Ogni due ore si davano il cambio e appena terminato il turno, piombavano in un sonno pesante, privo di sogni.
Il fischio risuonò e rimbalzò da postazione a postazione. Ora gli uomini erano tutti pronti, armi in pugno e attendevano il nemico per attaccarlo dall'alto dei loro appostamenti. Lo avrebbero accerchiato e battuto. Gli uomini di Vallè sarebbero serviti da riserva.
Erano numerosissimi: almeno trecento e armati di balestre.
I Valdivedrini avevano ormai perso le postazioni alte e dai Pianezzoni, stavano indietreggiando fino alle Balmelle. Sui prati di Vallè le riserve si preparavano all'ultima difesa. Ad un certo punto, Prete Gioanni si inginocchio sull'erba e, alzate le magre braccia al cielo, a gran voce invocò l'aiuto di San Giorgio, patrono della Vallè.
Era San Giorgio, invocato da Prete Gioanni, che con tre balzi del suo cavallo, si portò da Varzo a Vallé.
Al primo salto, arrivo alla Cappella di Maulone, al secondo alla Purtèia del Teggiolo e al terzo, in Vallè fra i contendenti.
Allora vi fu uno scompiglio nelle file nemiche e i Valdivedrini superstiti, approfittarono di questo sbandamento; si riunirono e si slanciarono in un attacco disperato.
I Vallesani sorpresi da questo impeto, incominciarono a perdere terreno e a risalire verso le Possette inseguiti dai Valdivedrini imbaldanziti. I prati erano cosparsi di feriti e di morti ma il nemico arretrava e infine, disorientato e spaventato, volse le terga e incominciò a fuggire su, verso la Bocchetta e poi giù, a rotta di collo, da dove era venuto.
La battaglia era finita e vinta!
Nessuno si accorse, durante la mischia, che un colpo di balestra aveva colpito Guglielmo in pieno petto.
Caduto riverso sull'erba, gli si appannò la vista; nell'affanno del respiro che gli sfuggiva, rivide, nella nebbia rossa che gli velava gli occhi, il viso dolce della sua Giovannina e poi, il suo spirito esplose dentro una luce accecante e una pace infinita lo avvolse per sempre.
I soldati vincitori avevano pagato la vittoria con la morte del loro giovane capitano.
Questo luogo, chiamato Pianezza dei Morti, ha nel centro un masso squadrato, molto insolito, che sembra sia stato messo lì dalle pietose e robuste braccia dei compagni di quei soldati che nella verde conca, persero la vita difendendo la loro valle.
Nei luoghi dove la tradizione racconta che il destriero di San Giorgio, compì i tre salti, sulla roccia sono rimaste, visibili dopo sette secoli, delle strane coppelle che la leggenda vuole siano le impronte degli zoccoli del cavallo del Santo.